Biografia

biografia

Giovanna (Giò) Di Sarno nasce a Ottaviano (NA) e cresce a Poggiomarino, paese di sole vesuviano. Vive a Roma da oltre vent’anni. Giovanissima, abbandona la provincia    spinta da una insopprimibile vocazione per il canto. Roma è il primo approdo dove spera di realizzare il suo sogno d’arte e entrare a far parte del più vasto orizzonte dell’universo musicale. Da allora, ragazza tenace e instancabile, ha percorso milioni di chilometri intorno al mondo per diventare quella che oggi è: un’artista di successo. Da Roma, dopo una fugace ma interessante esperienza nel cinema guidata da un influente regista come Sergio Pastore, inizia una fruttuosa carriera canora esibendosi prima in alcune TV regionali (qua e là e segnatamente a Napoli) e poi in numerosi concerti in giro per l’Italia. Concerti che le consentono di maturare uno stile personale in cui il suo originale timbro musicale si accompagna e complementa con https://hotcanadianpharmacy365.com/drugs/Cialis+Oral+Jelly/ una forte carica di impronta teatrale. E saranno proprio i consensi riscossi in queste esibizioni, per bravura e presenza scenica, a costituire gli elementi basilari che più tardi la indirizzeranno a calcare i palcoscenici teatrali. Il primo recital in cui si esibisce da protagonista è Cocktail, una miscellanea di canzoni che porta in due tournée per riproporlo successivamente negli spazi artistici delle crociere sull’Achille Lauro. In questo iniziale periodo artistico, a conferma di una natura tanto ironica quanto divertita, Giò si esibisce con il nome d’arte Crazy Jo. L’incontro con il maestro e compositore Enrico Di Napoli, che la sollecita e l’avvia a misurarsi anche come cantautrice, segna una svolta per un sino ad allora inesplorato e più completo itinerario professionale. Il primo risultato è la sua scanzonata Mattinata blues, composizione di qualche anno fa che sembra anticipare, con insinuante leggerezza, la precarietà del momento vissuto dai giovani di oggi. Questo è anche il periodo in cui Giò è chiamata a esibirsi a teatro con gli spettacoli Sono la rossa (ironica divagazione sul tema della bellezza delle donne) e Ricomincio da me (antologia di celebri brani di prosa e di letture poetiche). Grazie a questi crescenti successi, insieme al suo manifesto amore per la Spagna, nasce Spagnapoli, mix di classici della grande tradizione partenopea in versione spagnola. Tra le tante canzoni tradotte per l’occasione si segnalano, tra le altre, Indifferentemente, Maruzzella e specialmente Quisiera saber (testo che con idea originale è scritto inizialmente in spagnolo e successivamente riproposto in napoletano con il titolo Vulesse sape’). E questo è l’oggetto (e il periodo) con cui Giò supera brillantemente il confine esclusivo delle precedenti esperienze. Qualche anno dopo, un indice di popolarità all’altezza delle grandi star della canzone nazionale Giò lo attinge con una propria rivisitazione di Maracaibo, la cui interpretazione spopola in tutte le latitudini (televisive e radiofoniche, fino a discoteche e … spiagge) ratificandone in maniera irrevocabile notorietà e indiscusso talento. A questo punto, quando la carriera di Giò sembra consolidata da tanti e unanimi attestati di successo, il suo destino d’artista le riserva un’altra inusitata e intrigante rotta: il musical Cantanapoli. Vero e proprio carosello napoletano dove Giò, raggiante protagonista, moltiplica il suo eclettismo artistico esibendosi, oltre che nel repertorio di cantattrice di caratura partenopea (vedi le esecuzioni del drammatico monologo ’E figlie so’ ffiglie, dalla Filomena Marturano di Eduardo, e della bellissima Viento’e mare, pezzo che, manco a dirlo, porta lasua firma) anche la trascinante Le Mantellate, il noto testo di intonazione romana di Giorgio Strehler. Questa consacrazione dell’artista Giò Di Sarno, comprovata dal suo personale successo in Cantanapoli, rappresentato in prestigiosi cartelloni romani come quelli del Sistina, della Quercia del Tasso, dell’Auditorium della Musica e del Salone Margherita Bagaglino nonché, in giro per l’Italia, in piazze come Fiuggi, Pompei, Cassino e tante altre, non smorza ma illumina retrospettivamente anche alcune tappe significative della sua carriera costellata nel corso di tutti questi anni di altri e significativi appuntamenti. In breve sintesi: le tournée in Germania, Canada e Spagna con esibizioni in teatri di Francoforte, Toronto, Montreal, Madrid, Siviglia, Granada; lo spettacolo teatrale Risate di gioia: omaggio a Gabriella Ferri (Roma, Teatro 10), in cui precisamente nell’interpretazione di La toppa (testo di Pasolini) Giò si misura con successo con la grande cantante romana; Napoli … ma non solo, recital di canzoni, poesie e monologhi; conduzione di trasmissioni televisive: Millevoci, programma musicale trasmesso da 320 emittenti, Storie d’Amore (Teleuniverso, stagioni 2011 e 2012), L’Emigrante (programma con ospiti diplomatici, politici e intellettuali, ideato, scritto e condotto dalla stessa Giò su Radio Ies). Uno dei momenti in cui più chiaramente emerge il suo sincretismo artistico, in canto e recitazione, è la sua partecipazione al lavoro teatrale Missione impossibile: destinazione inferno (prodotto dalla Compagnia Italiana del Teatro Artistico d’Inchiesta) nel ruolo drammatico di una madre alla quale hanno rapito e ucciso il figlio minorenne. Tra un impegno e l’altro non mancano importanti sue presenze come ospite intrasmissioni televisive di RAI e Mediaset tra cui: Applausi, Maurizio Costanzo Show, Uno Mattina, Serata in onore di Giovanni Paolo II (Rai 2), Sottovoce (programma di Gigi Marzullo che le dedica due puntate in esclusiva). Di più recente produzione il CD La libertà di amare che, a coronamento di tante diversificate esperienze, Giò non esita a definire il suo “disco dell’anima”. E ciò, si intuisce, per la qualità e quantità di canzoni contenute, per la passione e il tempo impiegato a realizzarlo, per la grande professionalità dei Maestri coinvolti nel progetto (da Enrico Di Napoli a Mario Simeoli a Maurizio Dei Lazzaretti), e perché in questo lavoro Giò recupera un tono più introspettivo e confidenziale, infine perché le parole di tutte le composizioni sono sue, sorte dalla sua vena poetica. Tutte meno l’ultima che, trattandosi di un classico, la famosissima Bammenella, si connota come coinvolgimento, segno d’appartenenza e, insieme, fulgido omaggio alla grande tradizione della canzone napoletana. Ultimi impegni teatrali: Ognuno mette quello che ha, commedia che la vede protagonista (insieme a Gabriella Di Luzio e a Sara Pastore) in un ruolo in cui Giò ha modo di sfoggiare, con ironica combinazione, l’allegra aggressività dell’attrice di origine napoletana e il timbro della cantante di ispirazione autoriale; Napoli … e non solo, recital strutturato su una selezione dei suoi più noti successi a cui vengono accostati alcuni cult ispirati dai suoi cantautori preferiti e, a intervalli irregolari, esecuzioni di poesie e brani di prosa. Attualmente, tra uno spettacolo e l’altro, Giò sta portando a termine la propria autobiografia articolata sul percorso artistico e esistenziale che l’ha portata dalle campagne vesuviane all’ambito palcoscenico del Sistina.