Cantanapoli

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Meglio dirlo subito: in questo CANTA NAPOLI IL MUSICAL (in cartellone, a Roma, al Sistina, al Salone Margherita – Bagaglino, all’Auditorium del Parco della musica, alla Sala Umberto, alla Quercia del Tasso e in tanti altri teatri nella tournée in giro per l’Italia) si impone per bravura e presenza scenica soprattutto lei, Giò Di Sarno, la rutilante protagonista che riempie di sé lo spettacolo, sin dall’avvio quando occhieggia da dietro una tendina di un balcone all’invocazione di una Voce ’e notte, poi quando irrompe, invitata/invitante alla ‘mossa’, sul ritmo di Lily Kangy, e poi ancora, con repentino mutamento di tono, nelle vesti di sensibile attrice in un drammatico monologo ripreso dalla Filomena Marturano di Eduardo.
Detta così, questa istantanea potrebbe dare l’impressione di fare un torto agli altri bravissimi artisti impegnati nello spettacolo in cui si mettono in luce anche le belle voci di Alessandro Fortunato e di Nunzio Milo, i due co-protagonisti maschili. E perché in CANTANAPOLI IL MUSICAL c’è naturalmente anche dell’altro: di bello e di nuovo. Di bello, la sequela di quadri armonicamente ritmata in un vero e proprio ‘carosello napoletano’; di nuovo (e originale), la combinazione di tante anime di quella napolitudine che passa per Eduardo e Totò, per Viviani e Scarpetta, fino a Troisi per rappresentare una storia (la Napoli del ’900: tra balli, canti, emigrazione, sbarco degli americani, la citazione di classici e moderni, ’O sole mio e ’A città ’e Pullicinella) in una cornice musicale di ricchezza sentimentale, sociale, artistica e, dunque, culturale. Un genere eterno, come i sentimenti universali che esprime, che è anche il più straordinario contributo di Napoli alla storia della canzone nel mondo.
E poi, si diceva, c’è lei, Giò, la cantattrice che si appropria di testi noti e inditi (Viento ’e mare porta la sua firma) per restituirli o proporli al pubblico con il suo personalissimo duende carismatico che è, insieme, di esuberanza e di leggerezza. Teatrale. Con tutto lo sfolgorio della sua presenza sul podio che le compete nella storia della canzone napoletana e, perciò, della napolitudine.

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